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Le banche centrali studiano le valute digitali. Ma sono davvero pronte alla rivoluzione?

In questo periodo di grande cambiamento, le banche digitali potrebbero subire la pressione del sistema. Il Fondo monetario internazionale o FMI stima che le valute digitali delle banche centrali affronteranno i principali ostacoli. In un sistema finanziario in rapida digitalizzazione. La digital innovation è in costante cammino. E sembra proprio che i soli studi delle istituzioni finanziarie non bastino. Infatti non si capisce che bisogna rifondare l’intero sistema. Prima di addentrarsi in un mondo digitalizzato e digitalizzante.

Cos’è FMI?

Il Fondo Monetario Internazionale o semplicemente FMI è un’organizzazione internazionale pubblica a carattere universale. Composta dai governi nazionali di 190 Paesi. E insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods. Dal nome della località in cui si tenne la famosa conferenza che ne sancì la creazione. E’ stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945. Quando i primi 44 stati firmarono l’accordo istitutivo e l’organizzazione nacque nel maggio del 1946. I Paesi membri dell’ONU che non fanno parte del FMI sono Cuba (ex membro fondatore), Liechtenstein, Monaco e Corea del Nord.Il Fondo Monetario Internazionale o FMI è un'organizzazione internazionale pubblica a carattere universale composta dai governi nazionali di 190 Paesi.

Gli obiettivi del FMI 

Nell’articolo 1 dell’Accordo Istitutivo gli scopi dell’FMI sono molteplici. Ma i più importanti sono:

  • promuovere la cooperazione monetaria internazionale;
  • facilitare l’espansione del commercio internazionale;
  • promuovere la stabilità e l’ordine dei rapporti di cambio evitando svalutazioni competitive;
  • dare fiducia agli Stati membri rendendo disponibili, con adeguate garanzie, le risorse generali del Fondo. Per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti;
  • in relazione ai fini di cui sopra abbreviare la durata e ridurre il grado di squilibrio delle bilance dei pagamenti degli Stati membri. Evitando che questi ultimi ricorrano a misure di svalutazione della propria economia.

In particolare l’FMI dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire i paesi in via di sviluppo.

La FMI parla di valute digitali delle banche centrali 

Il Fondo monetario internazionale non si è tirato indietro nell’esprimere le proprie perplessità. In merito all’attuale sistema finanziario. Infatti FMI crede che le valute della banca centrale avranno serie difficoltà. In un sistema finanziario in rapida digitalizzazione. La crescente diffusione delle valute digitali e la rapida evoluzione del settore finanziario. Portano i settori economici ad esercitare pressioni sulle banche centrali. Affinché innovino e si mantengano al passo con le potenze tecnologiche.

La concorrenza con il settore privato 

La FMI è convinta che le valute digitali delle banche centrali devono tenere testa al settore privato. Questo perché il ritmo con cui il sistema si sta rivoluzionando è veloce e costante. E il denaro deve soddisfare le esigenze di miliardi di persone. Per questo motivo FMI dice che le istituzioni tradizionali devono essere più simili ad Apple, ad esempio. 

“È improbabile che il denaro di oggi, o anche di domani, soddisferà le esigenze del giorno dopo. Tenere il ritmo del cambiamento della tecnologia, delle esigenze degli utenti e della concorrenza del settore privato. Sarà una sfida per le banche centrali. Le banche centrali dovrebbero quindi diventare più simili a Apple o Microsoft. Per mantenere le valute digitali della banca centrale sulla frontiera della tecnologia e nei portafogli degli utenti. Come forma predominante e preferita di moneta digitale. Molto dipende dalla capacità e dalla volontà di ciascuna banca centrale di innovare in modo coerente e significativo. Tenere il passo con il cambiamento tecnologico, le esigenze degli utenti in rapida evoluzione e l’innovazione del settore privato. Non è un’impresa facile”.

Convertire il denaro privato in quello pubblico 

L’FMI ​​ritiene che il modo migliore per le banche centrali di competere con la frenetica rivoluzione delle valute digitali. Sia costruire un sistema in cui il settore privato possa convertire le sue attività in una valuta della banca centrale. Solo in questo modo c’è piena attività e coinvolgimento. Nonché ne verrebbe fuori un quadro innovativo e sicuro allo stesso tempo. 

La risposta sta in una fondamentale relazione simbiotica. L’opzione di convertire il denaro privato in denaro pubblico perfettamente sicuro e liquido. Sia esso banconote e monete, o riserve della banca centrale detenute da banche selezionate. In breve l’opzione del rimborso nella valuta della banca centrale è essenziale. Per la stabilità, l’interoperabilità, l’innovazione e la diversità del denaro emesso da privati. Sia esso un conto bancario o altro. Un sistema con solo denaro privato sarebbe troppo rischioso. E uno con solo la valuta della banca centrale potrebbe perdere importanti innovazioni. Ogni forma di denaro si basa sull’altra. Per fornire il sistema della doppia moneta odierno, un equilibrio che ci è servito bene”. 

Un doppio sistema anche con le CBDC 

L’FMI afferma che un doppio sistema monetario. Tra il settore pubblico e quello privato. Può continuare a funzionare. Anche se le banche centrali emettono valute digitali. Le CBDC devono sfruttare il settore privato nell’attuale sistema di pagamento. Integrando e incoraggiando l’intero sistema innovativo.

“Se e quando i paesi andranno avanti con le valute digitali della banca centrale. Dovrebbero considerare come sfruttare il settore privato. L’attuale sistema monetario duale può essere esteso all’era digitale. La valuta della banca centrale continuerà a essere essenziale. Insieme a regolamentazione, supervisione e controllo. Per consolidare la stabilità e l’efficienza del sistema di pagamento. E il denaro emesso da privati ​​può integrare questa fondazione con innovazione e diversità. Forse anche più di oggi. Dove le banche centrali decidono di finire sul continuum. Tra il settore privato e il coinvolgimento del settore pubblico. Nella fornitura di denaro varierà da paese a paese. E dipenderà in ultima analisi dalle preferenze, dalla tecnologia e dall’efficienza della regolamentazione”

L’effetto covid-19 sulla digitalizzazione 

Il 2020 se da un lato è stato un annus horribilis per l’economia e per la società. Dall’altro è stato invece un anno di grande crescita per i processi di digitalizzazione. Che si sono mostrati determinanti nel contenere gli impatti potenzialmente devastanti dei lockdown. E delle altre misure restrittive poste in atto come risposta alla pandemia. I protagonisti dell’era pandemica sono stati il lavoro smart working. E soprattutto gli acquisti sugli eCommerce. Pensiamo al grande boom di Amazon. Quest’ultimo punto ha dato una ulteriore spinta ai pagamenti digitali. Già agevolati dall’entrata in vigore della nuova direttiva europea sui servizi di pagamento e il fenomeno dell’open banking. 

Un paese impreparato 

Diciamo “un paese” perché ci rivolgiamo principalmente al nostro. Infatti nonostante si parla di digitalizzazione. L’Italia è completamente impreparata a questa innovazione. Il lockdown ha fatto emergere dati imbarazzanti. Dove la pubblica amministrazione è lontana da ogni sistema digitalizzante. Le scuole non hanno supporto tecnologico. E molte aziende non sono attrezzata per far lavorare da casa i propri dipendenti. Uno scenario grigio e cupo. Che mette sconforto a chi crede che l’innovazione è qui e ora.

Conclusione 

Fare innovazione digitale non vuol dire semplicemente utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali. Ma partire da queste per ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo. Erogare nuovi beni e servizi volti al miglioramento della vita degli utenti. Ridisegnare i modelli che governano il business. Per questo motivo è importante una rivoluzione di interi settori: dalla cultura alla finanza

Non possiamo lanciare le valute digitali senza preparare la popolazione. Non possiamo chiedere ad una signora di 80 anni di pagare con CBDC. Sarebbe da kamikaze, oltre che completamente inutile. Bisogna pensare alle persone e fare progetti per soddisfare la popolazione. 

Perché un ragazzino di 15 anni non può adattarsi a studiare o fare lezione con il computer di famiglia. La scuola deve poter garantire un pc ai suoi studenti. Così come un’azienda deve garantire un computer professionale ai propri dipendenti. Purtroppo ci mancano ancora le basi del vivere comune. E per questo motivo che se domani uscisse l’euro digitale saremmo completamente impreparati. Perché la totale negligenza arriva dalle istituzioni che poi si riversa sulla società. 

Quindi forse il Fondo monetario internazionale ha ragione. Se il pubblico collabora con il privato ci sarebbero miglioramenti per tutti. Pensate se il governo degli Stati Uniti collabora con Tesla di Elon Musk o Amazon di Bezos. Se l’Unione Europea si mette a disposizione di Facebook di Zuckerberg. Oppure se i paesi iniziano una collaborazione con Apple o Amazon. Avremmo non solo i mezzi per studiare e lavorare. Ma anche di iniziare a pensare ad una più ampia digitalizzazione. Ci auguriamo che prima o poi lo capiscano. E smettano di fare le prime donne. 

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