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La Cina blocca le carte bancarie dei minatori crittografici, fuga in vista?

I minatori cinesi di Bitcoin hanno difficoltà a pagare le bollette dell’elettricità. Il motivo è che il governo sta congelando gli account associati alla criptovaluta. Poiché le autorità cinesi rendono più difficile che mai scambiare criptovaluta in fiat. I minatori potrebbero essere costretti a trasferirsi in altre giurisdizioni. Ma davvero la Cina permetterà questa migrazione? 

La difficoltà dei minatori cinesi di Bitcoin 

La Cina ha messo in campo un duro attacco al riciclaggio di denaro. Infatti, all’inizio del 2020, il governo cinese ha adottato un approccio più drastico. Verso la lotta al riciclaggio di denaro e alle attività illegali. Prendendo di mira in particolare le criptovalute e le industrie finanziarie. Ciò ha visto i minatori di Bitcoin affrontare difficoltà nel pagare le bollette dell’elettricità. Mentre le banche congelano le carte associate alle transazioni di criptovaluta. 

Minatori non possono pagare l’elettricità

Dopo questa decisione tre quarti dei minatori cinesi di Bitcoin non possono pagare l’elettricità. A rivelarlo è stato un notiziario locale tramite un tweet. Secondo i loro dati, il 74% dei minatori di Bitcoin in Cina ha rivelato di dover affrontare tali problemi. La difficoltà nel pagare le bollette dell’elettricità è stata il risultato dell’ondata di congelamento delle carte sperimentata in Cina

Minatori cinesi di Bitcoin penalizzati 

A differenza di altri possessori cinesi delle criptovalute. Che possono mantenere le loro partecipazioni in stablecoin al posto dello yuan. I miner devono accedere al RMB per il pagamento delle bollette e altre spese operative. In un certo senso sono penalizzati. Questa mancanza di accesso al denaro fiat è ancora un altro ostacolo per i minatori di Bitcoin nel paese. Oltre ad altri innumerevoli problemi. Come inondazioni stagionali e carenze di approvvigionamento dovute alla pandemia.

Cina leader dell’hash power 

Nonostante il malessere dei minatori cinesi di bitcoin. La Cina è ancora il paese leader in termini di tasso di hash bitcoin globale. A rivelarlo sono i dati del Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI). La Cina infatti guida il settore minerario BTC con il 65,08%. Mentre gli Stati Uniti e Russia sono rispettivamente al secondo e terzo posto al 7,24% e al 6,90%.

Fuga dalla Cina, gli USA e Russia sperano

Poiché le autorità cinesi rendono più difficile che mai scambiare criptovaluta in fiat. I minatori cinesi potrebbero essere costretti a trasferirsi in altre giurisdizioni più favorevoli. Questo secondo le notizie su criptovalute che arrivano da Pechino. Inoltre, questa situazione fa preoccupare Pechino, ma fa sperare gli Stati Uniti. Anche perché il tasso di hash BTC degli Stati Uniti è aumentato del 78,33% tra settembre 2019 e aprile 2020. Nel frattempo, la Cina ha registrato un calo nello stesso periodo. Inoltre la Russia potrebbe legalizzare il mining di Bitcoin

Cina non può perdere il primato 

Tuttavia, siamo sicuri che i minatori cinesi di bitcoin è difficile che lasciano il Paese. In quanto i costi sono inferiori rispetto agli altri Paesi e i benefici sono maggiori. Inoltre, il governo di Pechino troverà delle soluzioni comuni. Poiché sicuramente non intende perdere terreno e potere nel campo dell’hash. E favorire indirettamente gli Stati Uniti e la Russia.

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